Walter Cronkite

Il Premio Ischia ha acquisito gloria pari allo scenario

schia, luglio 1995 – Provo un’infinita invidia per coloro che saranno nella meravigliosa Ischia quest’anno o qualunque altro anno per il Premio Ischia Internazionale di giornalismo. Il suo scenario  è incomparabile. Questa piccola isola è certamente una gemma che brilla con intensità pari a quella di pochi altri posti su questo pianeta. Ischia porto l’approdo più frequentato immediatamente cattura l’immaginazione con il grande castello medievale che domina le acque circostanti, ispirando una sensazione storica unica.

Poi la salita verso le colline e il bagno nei profumi dei giardini fioriti e dei colli con pineta pressoché intatte. Quindi, là, dietro per quella stretta curva si resta senza fiato per la prima veduta della costa di Ischia – un drammatico spettacolo di scogliere proibitive, spiagge accoglienti e piccoli approdi con i loro fari in posa per le macchine fotografiche e i pittori. Devi fermarti, certo, per rinfrescarti nelle tipiche taverne, e, forse, anche per un tuffo in acqua.

Più tardi i bagni termali per cui l’isola è famosa – si dice che curino praticamente tutto- anche le malattie non ancora scoperte – e la passeggiata fino alla cima del torreggiante monte Epomeo, vicino alle zone aride inghiottite dall’eruzioni vulcaniche molto temo addietro ma ora decorate da viti che producono il vino ischitano eccezionalmente secco ed aromatico.  Per il fortunato che riceve il Premio Ischia lo scenario per la solenne cerimonia non potrebbe essere più maestoso.  E il premio stesso ha acquistato gloria pari allo scenario. Serve da importante momento del ruolo che il giornalismo esercita nel mondo di oggi. Sfortunatamente, la maggior parte del pubblico ha bisogno di questo promemoria. Noi tendiamo a diventare indifferenti circa l’importanza della stampa libera per la nostra civiltà (e qui, naturalmente, parliamo di stampa in generale includendo i telegiornali).

Questi premi, sebbene limitati come devono essere ai prescelti per un riconoscimento, servono a ricordarci la devozione alla propria professione dimostrata da tutti i giornalisti responsabili – una devozione che non di rado richiede un coraggio straordinario.

L’anno scorso in tutto il mondo almeno 26 giornalisti sono deceduti per morte violenta, mentre perseguivano la verità – quasi tutti per mano di coloro che preferiscono continuare nell’oscurità i loro sporchi affari. Altri 129 sono stati imprigionati da regimi politici  che temono la luce del sole.

Questi sono gli eroi caduti di una guerra dell’informazione nella quale dobbiamo trionfare se la gente deve essere libera. Non ci può essere libertà significativa in qualsiasi altra manifestazione di civiltà senza la libertà di parola e di stampa.

La stampa da sola non può assumere il ruolo di insegnante, ma è uno strumento essenziale per l’educazione del pubblico, una educazione senza la quale la democrazia non può sopravvivere.  Un pubblico ignorante e uno senza stampa libera sono semplici vassalli di un’autocrazia di colti. Non sono preparati per partecipare al proprio governo esercitando intelligentemente il loro diritto di voto alle urne. Il vecchio statista americano Thomas Jefferson disse a ragione circa duecento anni fa: “Una persona che pretende di essere ignorante e libera pretende ciò che non potrà mai essere”. Leviamoci di nuovo il cappello quest’anno per coloro che saranno premiati ad Ischia, coloro che perseguono con coraggio e devozione questa grande impresa del giornalismo libero, e leviamoci il cappello anche di fronte a coloro che organizzano questo grande evento e ci ricordano ogni anno l’importanza della nostra professione.